Il 24 agosto 2006, durante l’Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) a Praga, la comunità astronomica mondiale ha ridefinito per la prima volta in modo formale il concetto di “pianeta”, escludendo Plutone da questa categoria e collocandolo tra i “pianeti nani”. A distanza di vent’anni, la decisione continua a far discutere.
Fino al 2006 non esisteva una definizione scientifica ufficiale di “pianeta”: il termine veniva usato per consuetudine storica. Le scoperte nella fascia di Kuiper, la regione oltre Nettuno popolata da migliaia di piccoli corpi ghiacciati, avevano reso urgente fissare criteri precisi, soprattutto dopo l’individuazione nel 2005 di Eris, un oggetto simile a Plutone per dimensioni. Con la Risoluzione 5A, la IAU ha stabilito che un pianeta del Sistema Solare è un corpo celeste che: orbita attorno al Sole; ha massa sufficiente perché la propria gravità lo porti ad assumere una forma quasi sferica (equilibrio idrostatico); ha “ripulito” la zona attorno alla propria orbita da altri corpi di dimensioni paragonabili.
Con la Risoluzione 6A la IAU ha introdotto una nuova categoria, quella dei “pianeti nani”: corpi che soddisfano i primi due criteri (orbitano attorno al Sole e hanno forma quasi sferica) ma non il terzo, non essendo riusciti a liberare la propria orbita da altri oggetti. A differenza dei pianeti, un pianeta nano non può nemmeno essere il satellite di un altro corpo. I primi membri ufficiali della categoria sono stati Cerere, Plutone ed Eris. Plutone soddisfa i primi due requisiti, ma non il terzo: la sua orbita si interseca con quella di Nettuno e attraversa la fascia di Kuiper, popolata da numerosi altri oggetti di dimensioni non trascurabili. Non avendo “ripulito” il proprio percorso orbitale, non può essere classificato come pianeta secondo la nuova definizione. Resta comunque il prototipo di una nuova classe di oggetti transnettuniani simili a lui.
La proposta di ridefinire il termine “pianeta” nacque da un comitato della IAU guidato dallo storico della scienza Owen Gingerich, dopo anni di dibattito interno reso più urgente dalla scoperta di Eris da parte dell’astronomo Mike Brown (Caltech). La bozza iniziale, discussa durante l’Assemblea Generale di Praga (14-25 agosto 2006), avrebbe addirittura ampliato il numero dei pianeti, includendo anche Cerere, Caronte ed Eris. La proposta suscitò un confronto acceso tra gli astronomi presenti e il testo venne riscritto più volte nei giorni della conferenza. Il voto finale si tenne il 24 agosto 2006, ultimo giorno dei lavori: a votare furono circa 424 astronomi, una parte dei circa 2.700 partecipanti all’Assemblea. La Risoluzione 5A sulla definizione di pianeta passò con ampia maggioranza; la Risoluzione 6A, che istituiva la categoria dei “pianeti nani” collocandovi Plutone, fu approvata con 237 voti favorevoli, 157 contrari e 17 astensioni. Il numero relativamente basso di votanti rispetto alla comunità mondiale degli astronomi ha alimentato negli anni critiche sulla rappresentatività del processo, sostenute in particolare dal planetologo Alan Stern, responsabile scientifico della missione New Horizons diretta verso Plutone, secondo cui solo una minima parte degli astronomi IAU avrebbe partecipato alla votazione.



