Nuovo anno, stessa me

“Nuovo anno, nuova me.” è la frase che sicuramente avrete sentito, che sia per per strada, sui social, per scherzo. Ogni anno, già da qualche giorno o da qualche settimana prima della fine dell’anno, si inizia a fare una lunga lista di “propositi” per il nuovo anno. Le conversazioni inizio a cambiare ed incentrarsi su “e tu che propositi hai per l’anno nuovo?” e le persone iniziano a fare una lista (nella maggior parte dei casi poco realistica) di tutti i milioni di cose che vogliono ottenere nell’anno nuovo.

Ma perché dover aspettare l’anno nuovo per iniziare con la lista dei buoni propositi? Perché le persone preferiscono aspettare che il calendario si resetti per cambiare vita e abitudini?

Secondo Dai, H. et Al. [1], i momenti significativi nel tempo, che siano personali (compleanni, matrimoni ecc.) o di rilevanza sociale (festività, l’inizio della settimana/del mese/dell’anno) stimolerebbero l’avvio di nuovi obiettivi poiché segnano l’inizio di nuovi periodi di tempo. Questo accadrebbe perché si tende a separare psicologicamente se stessi dal passato e dai propri fallimenti, aiutando le persone a relegare i propri insuccessi al passato e ad aumentare la propria immagine e fiducia in se stessi. Sentirsi scollegati dai propri fallimenti aumenterebbe la fiducia nella capacità di realizzare i propri progetti e raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nonostante questi momenti scandiscano un nuovo inizio e aumentino la fiducia in se stessi, quanto durano davvero i buoni propositi e si può fare qualcosa per mantenerli più a lungo?

Gli studi [2] sosterrebbero che le persone tendono ad attenersi ai propri obiettivi per due settimane,

non di più. Inoltre, secondo Oscarsson, M. et Al. [3] i partecipanti con obiettivi “approach-oriented” hanno ottenuto un successo maggiore rispetto a quelli con obiettivi “avoidance-oriented”. Cosa significa?

Gli obiettivi “approach-oriented” sono traguardi guidati dal desiderio di ottenere qualcosa di vantaggioso e mirati al raggiungimento di risultati positivi e collegati ad uno stato di soddisfazione personale: camminare per trenta minuti due volte alla settimana, andare in palestra tre volte alla settimana ecc.

Al contrario, gli obiettivi “avoidance-oriented” vogliono prevenire esiti negativi, evitando situazioni e conseguenze indesiderate. Si parla di “non fare”, allontanandosi da uno stato negativo: smettere di mangiare cibo spazzatura, non procrastinare ecc. Questo approccio risulta più difficile da mantenere, perché non offre un’azione alternativa e crea una sensazione di restrizione e punizione.

Morale della storia? Scegliere obiettivi che siano raggiungibili e che non raggiungere un obiettivo in un singolo momento non significa fallire. Ogni giorno è un’opportunità per riprendere il percorso, la forza sta nella costanza nel tempo, non nella perfezione immediata. Si può sempre ricominciare.


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[1] Dai, H., Milkman, K. L., & Riis, J. (2015). Put your imperfections behind you: Temporal landmarks spur goal initiation when they signal new beginnings. Psychological science26(12), 1927-1936.

[2] Dickson, J. M., Moberly, N. J., Preece, D., Dodd, A., & Huntley, C. D. (2021). Self-regulatory goal motivational processes in sustained new year resolution pursuit and mental wellbeing. International Journal of Environmental Research and Public Health18(6), 3084.

[3] Oscarsson, M., Carlbring, P., Andersson, G., & Rozental, A. (2020). A large-scale experiment on New Year’s resolutions: Approach-oriented goals are more successful than avoidance-oriented goals. PLoS One15(12), e0234097.

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