Il 31 dicembre 2025 la CIA ha risposto a una richiesta FOIA su 3I/ATLAS con una formula precisa: “né confermare né smentire l’esistenza o la non esistenza di documenti” sul tema. È una frase che, da sola, non dice se quei documenti esistano. Dice però che, per l’agenzia, anche il semplice fatto di ammettere o negare l’esistenza di carte sarebbe informazione sensibile. È qui che entra in gioco il cosiddetto glomar response, e qui nasce la domanda che Avi Loeb ha posto in un articolo pubblicato il 5 gennaio 2026: se 3I/ATLAS è “solo” una cometa, perché una risposta di questo tipo?
Per capire la portata del caso, conviene tenere insieme tre piani distinti: che cos’è 3I/ATLAS e cosa sappiamo pubblicamente dell’oggetto; che cos’è, in diritto e prassi, un glomar response; che cosa possiamo inferire, e soprattutto che cosa non possiamo inferire, dal fatto che la CIA abbia scelto proprio quella formula per una richiesta che riguarda un oggetto astronomico. Loeb, nel testo su Medium, collega la risposta della CIA alla gestione istituzionale del dibattito su 3I/ATLAS, sostenendo che alcune anomalie meriterebbero discussione e che invece “il caso” sarebbe stato chiuso sul piano comunicativo. Questa è la sua lettura; il fatto verificabile, qui, è che la risposta FOIA esiste e usa la formula “neither confirm nor deny”, e che NASA e agenzie spaziali hanno presentato pubblicamente 3I/ATLAS come una cometa di origine naturale.
3I/ATLAS è il nome assegnato al terzo oggetto interstellare confermato in transito nel Sistema solare, dopo 1I/‘Oumuamua (2017) e 2I/Borisov (2019). È stato individuato dal sistema ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) in Cile, con osservazioni segnalate al Minor Planet Center il 1 luglio 2025, inizialmente con designazione provvisoria A11pl3Z; il giorno successivo il Minor Planet Center ha diffuso una circolare (MPEC 2025-N12) che lo identifica come 3I/ATLAS e come cometa non periodica C/2025 N1 (ATLAS), sulla base delle evidenze di attività cometaria e della traiettoria iperbolica, cioè non legata gravitazionalmente al Sole.
La NASA ha dedicato all’oggetto una scheda informativa e aggiornamenti, descrivendolo come “cometa interstellare” e ricostruendo l’insieme delle osservazioni successive, incluse immagini e dati da telescopi e sonde. Nella comunicazione pubblica, la linea è coerente: 3I/ATLAS è una cometa, attiva, con emissioni di gas e polveri e caratteristiche osservabili tipiche dell’attività cometaria, pur con alcune particolarità oggetto di studio. Anche l’ESA, in una pagina di domande e risposte, parla di “cometa 3I/ATLAS” e richiama osservazioni effettuate dalla missione Juice nel novembre 2025 con strumenti scientifici diversi.
Sul calendario degli eventi osservativi, alcuni punti sono documentati: un passaggio relativamente ravvicinato a Marte a inizio ottobre 2025, un passaggio al perielio a fine ottobre 2025, e il massimo avvicinamento alla Terra il 19 dicembre 2025, comunque a distanza di sicurezza (nell’ordine di centinaia di milioni di chilometri). La NASA ha anche comunicato che sonde in orbita marziana hanno ripreso 3I/ATLAS e ha pubblicato un aggiornamento dedicato alle immagini ottenute da missioni su Marte, indicando che la ripresa del Mars Reconnaissance Orbiter con HiRISE è stata effettuata il 2 ottobre 2025.
Dentro questo quadro, la richiesta FOIA citata da Loeb è attribuita a John Greenewald Jr., noto per il progetto The Black Vault, che da anni archivia documenti ottenuti tramite FOIA. La risposta della CIA, datata 31 dicembre 2025 secondo quanto riportato da Loeb, usa la formula standard “neither confirm nor deny the existence or nonexistence of records” riferita a 3I/ATLAS; la stessa informazione è stata rilanciata via social, con il testo della formula riportato nei resoconti. La sostanza, sul piano dei fatti, è semplice: non c’è un “sì”, non c’è un “no”, non c’è un contenuto documentale divulgato, ma c’è la scelta di non dichiarare nemmeno se l’agenzia abbia o non abbia archivi sul tema.
È qui che si parla di glomar response. L’espressione “Glomar” rimanda a una vicenda della Guerra fredda: la Hughes Glomar Explorer, una nave costruita nell’ambito di un’operazione segreta collegata al tentativo di recuperare parti di un sottomarino sovietico affondato nel Pacifico. Quando, a metà anni Settanta, la stampa iniziò a raccontare l’operazione e seguirono richieste di accesso agli atti, la CIA adottò la strategia di non confermare né smentire il proprio coinvolgimento. Quel tipo di risposta arrivò in tribunale ed è associato alla causa Phillippi v. CIA (Corte d’Appello del District of Columbia, 1976), che riconobbe, nel contesto della sicurezza nazionale, la possibilità per l’agenzia di rifiutare di confermare o negare l’esistenza di documenti quando anche quel solo fatto sarebbe rivelatore.
Da allora, “Glomar” è diventato un termine d’uso per descrivere una risposta FOIA che evita la conferma o la smentita dell’esistenza di record. Il Dipartimento di Giustizia statunitense, attraverso l’Office of Information Policy, ha trattato la materia già negli anni Ottanta, parlando esplicitamente di “Glomar denial” o “Glomarization” e collegandone l’origine al precedente giudiziario Phillippi. L’idea di fondo, in termini amministrativi, è che talvolta l’agenzia ritiene che dire “abbiamo documenti” o “non li abbiamo” equivalga a rivelare informazioni protette: per esempio l’esistenza di un’indagine, un interesse operativo, una fonte, o semplicemente una capacità di raccolta.
La cosa importante, qui, è che il glomar response è una tecnica di comunicazione istituzionale progettata per essere ambigua. Non è un “contenitore” che si riempie automaticamente di significato sostanziale, e non è neppure, di per sé, una prova che un fatto sia vero. È, prima di tutto, un modo per impedire che l’interlocutore ricavi informazione dalla risposta stessa. In altre parole, nella logica FOIA, l’agenzia può ritenere che anche un “non abbiamo nulla” sia informativo, perché definisce confini, priorità, metodi o assenze che qualcuno potrebbe usare per deduzione. Questo è il motivo per cui, in letteratura FOIA e nelle guide di settore, si sottolinea che il “né confermo né smentisco” serve a proteggere l’informazione “sull’informazione”.
Applicare questo schema al caso 3I/ATLAS significa restare aderenti a ciò che è osservabile. È osservabile che la NASA, in un briefing del 19 novembre 2025, ha presentato nuove immagini e dati sull’oggetto, collocandolo nel perimetro delle comete e respingendo pubblicamente l’ipotesi di un’origine artificiale; la Reuters ha riportato quella cornice, inclusi dettagli su composizione e comportamento compatibili con un corpo naturale e commenti di esperti che giudicano “cometario” ciò che si vede. È osservabile che la CIA, a fine dicembre 2025, non ha seguito lo stesso schema comunicativo, ma ha scelto di non dichiarare se esistano documenti interni su 3I/ATLAS. In mezzo, c’è un fatto ulteriore: 3I/ATLAS è stato seguito da molteplici strumenti, inclusi telescopi spaziali e sonde planetarie, e quindi produce e continuerà a produrre un flusso di dati scientifici pubblici o pubblicabili.
Nel suo articolo del 5 gennaio 2026, Loeb mette in relazione la risposta della CIA con alcune caratteristiche dell’oggetto che lui considera “anomale” rispetto a comete familiari: la presenza di un getto o “anti-tail” in direzione del Sole, una particolare geometria di allineamento dell’asse di rotazione con la direzione solare a grandi distanze, una vicinanza del piano orbitale all’eclittica, e un rapporto di abbondanze chimiche in cui il nichel risulta prominente rispetto al ferro, con un parallelismo evocato con leghe industriali. È un elenco presentato come parte della sua argomentazione e della sua richiesta di attenzione istituzionale. Il contenuto rilevante, sul piano fattuale, è che queste affermazioni sono state formulate pubblicamente da un astronomo noto e che hanno contribuito a incanalare l’attenzione mediatica sul punto specifico della risposta CIA.
Separare ciò che è osservato da ciò che è interpretato, in questo contesto, non significa “smentire” o “ridimensionare”, ma descrivere quali pezzi della storia hanno riscontro nella letteratura e quali sono, invece, ipotesi sul significato. Un esempio utile è proprio l’anti-tail, cioè una struttura simile a una coda che appare puntare verso il Sole. Esiste un lavoro scientifico su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (2026) che discute le “antitails” osservate in 3I/ATLAS a distanze dell’ordine di alcune unità astronomiche e propone un’interpretazione fisica legata alla dinamica dei grani e a un effetto anisotropo collegato alla “snow line” delle particelle sublimanti. In parallelo, la divulgazione scientifica ha riportato nuove osservazioni che mostrano getti e variabilità associabili a rotazione e attività, cioè a fenomeni che, pur rari o particolari, rientrano nella fisica cometaria studiata.
Un secondo esempio è il tema nichel-ferro. La presenza di linee di nichel nelle comete non è, in sé, una novità assoluta: la spettroscopia cometaria ha già rilevato metalli in altri casi. Quello che viene discusso per 3I/ATLAS è un rapporto NiI/FeI elevato e una dinamica della rilevazione che cambia con la distanza dal Sole. Un preprint su arXiv del 30 settembre 2025, basato su osservazioni con UVES al Very Large Telescope, riporta che NiI è stato rilevato a tutte le epoche osservate mentre FeI solo sotto una certa distanza eliocentrica, stimando un rapporto NiI/FeI alto e in evoluzione con l’avvicinamento. Nello stesso lavoro si propone un rilascio degli atomi attraverso sublimazione di carbonili (Ni(CO)4 e Fe(CO)5), come scenario interpretativo coerente con i dati. Separatamente, altri lavori su arXiv riportano misure e profili dell’emissione di Ni e CN con strumentazione Keck, contribuendo a definire un quadro osservativo più ampio.
Questi esempi servono per un motivo: mostrano che una parte delle “caratteristiche” citate nel dibattito pubblico non è solo retorica o impressione, ma corrisponde a misure reali che la comunità scientifica sta tentando di modellare. Il punto aperto, semmai, è il salto tra “fenomeno osservato” e “significato strategico o artificiale”. Qui Loeb, nell’articolo del 5 gennaio, propone una lettura specifica della risposta CIA: l’ipotesi che l’agenzia stia valutando un evento “black swan” ad alto impatto, anche se considerato improbabile, e che scelga la formula “né confermo né smentisco” per non alimentare panico o instabilità. Questa è una spiegazione presentata come “interpretazione più semplice” nel suo pezzo. Il fatto verificabile è che è un’interpretazione; non è accompagnata da un documento CIA che la confermi.
Da un punto di vista strettamente FOIA, esiste però una lettura alternativa, anch’essa basata su prassi documentate: l’uso del glomar response può dipendere non dal contenuto “cosmico” dell’oggetto, ma dalla natura dell’agenzia e dalle eccezioni FOIA invocabili. In altri termini, un’agenzia di intelligence può scegliere di non confermare né smentire l’esistenza di record anche quando il tema, in superficie, sembra innocuo, perché la semplice ammissione o negazione potrebbe toccare “fonti e metodi” o altre categorie protette. È una logica descritta nelle guide e nelle analisi sul fenomeno Glomar, che sottolineano come la risposta sia costruita per evitare inferenze a catena. Questo non prova che “non ci sia nulla”, e non prova che “ci sia qualcosa”: descrive un meccanismo amministrativo che funziona proprio perché blocca la deduzione.
La particolarità del caso 3I/ATLAS, rispetto a molte richieste FOIA, sta nel contesto: qui il tema è oggetto di comunicazione scientifica pubblica, con immagini, dati e analisi disponibili, e con un’agenda osservativa che coinvolge enti civili e internazionali. La NASA ha annunciato e ospitato eventi pubblici per condividere immagini e risultati, e ha pubblicato aggiornamenti su osservazioni da sonde e telescopi; l’ESA ha comunicato osservazioni della missione Juice e ha chiarito che i dati completi richiedono tempi tecnici di downlink e analisi. Questo rende più evidente lo scarto tra comunicazione scientifica e risposta FOIA di un’agenzia di intelligence, ma lo scarto, da solo, non identifica la causa.
C’è poi un elemento di calendario che continua a essere citato nel dibattito: il passaggio vicino a Giove nel marzo 2026, menzionato sia in comunicazioni divulgative sia in lavori che discutono, per esempio, possibilità teoriche di intercettazione con sonde già operative. NASA, nelle sue FAQ, indica che 3I/ATLAS “venture past Jupiter in March 2026” mentre esce dal Sistema solare; in letteratura, il dato è tradotto in distanze e finestre temporali, con stime dell’ordine di 0,358 UA il 16 marzo 2026 in lavori che fanno riferimento a database JPL e MPC. Anche questo è un fatto astronomico e dinamico: un passaggio relativamente vicino a un pianeta gigante, in un transito che resterà osservabile per un periodo limitato.
Arrivati qui, il nodo “Glomar” resta quello iniziale: una risposta che non permette inferenze conclusive. Nella comunicazione pubblica, questa ambiguità viene spesso letta come indizio, perché è l’unico elemento “anomalo” che arriva non dal cielo ma da un ufficio. Ma sul piano dei fatti, il glomar response dice solo che la CIA non dichiara se esistano record. Non dichiara che 3I/ATLAS sia artificiale, non dichiara che sia una minaccia, non dichiara che stia conducendo un’analisi, non dichiara che non la stia conducendo. Il glomar response, per definizione, è costruito per lasciare tutte queste possibilità non decidibili dall’esterno.
Quello che manca, se ci si limita ai fatti, è esattamente ciò che la formula blocca: la possibilità di sapere se la CIA abbia una cartella, un memo, un’email, un rapporto, o nulla. Mancano anche i dettagli completi della richiesta FOIA (il perimetro testuale, le categorie richieste, gli uffici destinatari), salvo ciò che è stato riportato indirettamente nei resoconti. Mancano, infine, eventuali risposte di altre agenzie a richieste analoghe, perché la vicenda, per come è stata raccontata, è ancora in corso e si muove tra richieste, possibili ricorsi e aggiornamenti pubblici. Nel frattempo, sul piano scientifico, il flusso di dati su 3I/ATLAS continua: nuove analisi su getti, code, composizione e dinamica orbitale possono aggiungere contesto a ciò che oggi viene chiamato “anomalia”.
Il punto, in conclusione, non è scegliere una narrazione. È descrivere correttamente l’oggetto e la procedura. 3I/ATLAS è un corpo interstellare attivo, classificato come cometa dal Minor Planet Center e presentato come tale da NASA ed ESA, con osservazioni provenienti da telescopi e sonde e con caratteristiche studiate anche nella letteratura recente, inclusi fenomeni rari come l’anti-tail e misure spettroscopiche che mostrano nichel in quantità e rapporti oggetto di discussione. La CIA ha risposto a una richiesta FOIA con un glomar response, formula nata in un contesto storico di segretezza e riconosciuta nella prassi FOIA statunitense, che serve a non rivelare nemmeno l’esistenza o inesistenza di documenti. Tutto ciò è verificabile. Il resto, compresa l’interpretazione del “perché”, resta fuori da ciò che la risposta consente di dimostrare.



