“Inventare un aereo è nulla. Costruirne uno è qualcosa. Volare è tutto.” – Otto “Re degli alianti” Lilienthal, pioniere dell’aeronautica.
Dopo l’esperienza con Porco Rosso, Hayao Miyazaki torna a parlare della sua grande passione verso il volo come regista di Si Alza il Vento del 2013. Questa volta, però, non portandoci in aria. Miyazaki, infatti, mantiene sia i suoi protagonisti sia i suoi spettatori coi piedi ben pianatati a terra.
Il sunto dello Studio Ghibli per Si Alza il Vento è il seguente:
Il film racconta la vita e la tragica storia d’amore di Jirō Horikoshi, l’ingegnere aeronautico che durante il secondo conflitto mondiale progettò numerosi aerei da combattimento utilizzati dai giapponesi nelle azioni di guerra contro gli americani, tra i quali il Mitsubishi A6M “Zero”, utilizzato nell’attacco di Pearl Harbor. Da ragazzo il protagonista incontra nei propri sogni l’ingegnere italiano Giovanni Battista Caproni, pioniere dell’ingegneria aeronautica.
La vicenda si svolge tra gli anni venti del novecento e la Seconda Guerra Mondiale. Le ambientazioni principali del film sono:
- la città di Tokyo, meta del viaggio in cui Jirō incontra per la prima volta Nahoko Satomi e dove lui studia ingegneria;
- lo stabilimento Mitsubishi con relativo campo volo, dove Jirō viene assunto come progettista e poi promosso ad ingegnere capo per sviluppare diversi aeroplani;
- un luogo imprecisato di villeggiatura in Germania, dove incontrerà nuovamente Nahoko innamorandosene definitivamente.
Il film, però, non limita le sue ambientazioni al reale: molte scene si svolgono nel mondo dei sogni. Questo onirico collegamento assume spesso le sembianze di un campo ventoso, altre volte rappresenta i sogni del solo Jirō o del solo Caproni. Qualunque sia la forma, la sostanza di questi sogni condivisi è quella di un luogo di sfogo e confronto per i due personaggi.
È infatti dall’ingegnere aeronautico e imprenditore italiano (realmente esistito), Giovanni Battista Caproni, che Jirō, ancora bambino, scopre di poter progettare aeroplani, anche se la sua miopia non gli consente di pilotarli. Caproni rimane mentore ed amico per Jirō durante tutto lo svolgersi della sua carriera. Nei sogni, entrambi possono condividere le proprie visioni progettuali ancora prima di realizzarle; e, mentre Jirō scopre come per Caproni il sogno degli aeroplani vada ben oltre il contesto bellico (potendo diventare una piacevole comodità accessibile a tutti), il ragazzo giapponese rivela all’italiano il suo obiettivo: costruire quello che, al loro ultimo incontro, lo stesso Caproni definisce “un magnifico aeroplano”.
Quest’opera, come Porco Rosso, non esprime solo l’amore, come passione, verso il sogno umano del volo e, più in generale, verso le passioni che tutti coltiviamo. Si Alza il Vento approfondisce anche una storia d’amore affettuoso e dolce in un’altalena di eventi che intreccia il lavoro del protagonista alla sua vita sentimentale. Una storia d’amore dolceamara che, peraltro, riprende quella del romanzo giapponese omonimo del 1936.
A richiamare un’altra opera è anche la scena che raffigura Nahoko intenta a dipingere in un prato ventoso con alle spalle un ombrellone: a riprendere La Passeggiata di Monet.
Miyazaki, così facendo, eleva anche la sua storia ad una vera e propria opera d’arte; e, mettendo in scena i sacrifici e lo zelo di Jirō nel realizzare i suoi aeroplani, consacra i suoi lavori e lo Studio Ghibli (che di successo ne hanno riscosso parecchio).
Per concludere, è necessario riprendere il primo articolo del Volo e Romanticismo p.1, su Porco Rosso. Perché è proprio con quel film che si apre il tema delle sfide continue che si frappongono tra noi e i nostri più grandi desideri e, al contempo, della necessità di proteggere la nostra felicità, la nostra pace. Nonostante Porco Rosso abbia un finale sospeso in merito alla sua trama, Si Alza il Vento mostra come, nonostante la guerra e le poche risorse del suo paese, nonostante le difficoltà personali e l’ostacolo della polizia segreta, e nonostante i fallimenti continui dei suoi aeroplani, Jirō non demorda. Il ragazzo giapponese persevera nel suo obiettivo imparando dagli errori. Obiettivo che lo accomuna al suo maestro Caproni e per il quale la sua amata, che ne custodisce orgogliosamente l’importanza, sprona Jirō fino a quando il risultato di questa sua dedizione non si concretizza. Con questo film si chiude il filone narrativo di Miyazaki relativo a quella domanda comune a tutta l’umanità: Vale la pena sopportare le difficoltà per custodire ciò che amiamo?
Per rispondere, cito in questo articolo, così come viene citato nel film, Il Cimitero Marino di Paul Valéry:
Si alza il vento, bisogna provare a vivere.



