Volo e Romanticismo p.1:
Porco Rosso

Il cielo ed il volo sono una bramosia irrefrenabile, quasi istintuale per alcuni, seppur innaturale.

Hayao Miyazaki, classe 1941, è artista dell’animazione. Lui, l’amore per il volo, l’ha sempre vissuto. Il padre lavorò alla costruzione del famoso (anzi, famigerato) “Zero” – un caccia della Mitsubishi in servizio durante la Seconda Guerra Mondiale con la Marina Imperiale Giapponese. Ed essendo assiduo lettore di narrativa per bambini, Miyazaki non ha mai nascosto l’ammirazione per Antoine de Saint-Exupéry: autore de Il Piccolo Principe ed aviatore, caduto durante una missione nel 1944 dopo essere partito dalla Corsica.

Questa passione, con l’uscita del lungometraggio Porco Rosso al cinema nel ’92 – al quale ha contribuito come regista – Miyazaki l’ha fatta esplodere in un’ode alla figura degli aviatori e dei pionieri del volo, i quali, dai primi del ‘900 fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, affrontavano i rischi imposti dalla limitata tecnologia e dalle poche conoscenze teoriche. Tutto questo quando l’ardore, l’incoscienza e un “poco” di vanità spingevano i piloti a raggiungere nuovi traguardi prima impensabili e a superare i primati appena conseguiti. Primati che, in alcuni casi, ancora oggi rimangono imbattuti.

Lo Studio Ghibli riassume così la trama del film Porco Rosso:

In quella che Miyazaki Hayao definisce “l’epoca degli idrovolanti”, Marco Pagot è un ex-pilota che si è misteriosamente ritrovato nelle mutate sembianze di un maiale antropomorfo. Con il nome di battaglia di Porco Rosso, vola alla ventura sui cieli dell’Adriatico a bordo del suo idrovolante vermiglio, sfuggendo al giogo fascista e sbarcando il lunario come cacciatore di taglie. Ma l’arrivo del pilota americano Curtis, assoldato dai Pirati del Cielo, lo costringerà a nuove battaglie per salvare il proprio onore e quello di una radiosa fanciulla, per la riconquista di un perduto amore e della fiducia nell’umanità.

La storia, come suggerisce la sinossi, è ambientata in un povero quanto libero mar Adriatico, a cavallo tra le due Guerre mondiali, dove un cacciatore di taglie come Porco può operare (anche se non è dato sapere per quanto tempo ancora). Gli scenari sono quelli delle isole croate, nel mezzo delle quali Porco vive e si guadagna da vivere, e dell’Italia fascista, alla quale patria il maiale deve fare ritorno per riparare il suo idrovolante.

Oltre ad aver originato uno spaccato storico sull’epoca degli idrovolanti (molti nomi usati nei film sono tratti da assi e pionieri dell’aviazione italiana realmente esistiti, così come molti velivoli rappresentati), a Miyazaki va dato anche il merito di non aver ricreato in animazione un mondo narrativo costellato di personaggi dall’indole spaccona e poco “tridimensionali”. Un mondo simile a quello di grandi produzioni, come Top Gun, che pure hanno il merito di aver reso cult questi argomenti. L’opera dello Studio Ghibli ritrae un mondo che non esiste più: un’epoca romantica, con accezione ottocentesca, quando gli ideali, la volontà e un po’ di sano orgoglio venivano prima degli interessi e del risultato, e si confrontavano con il sublime.

In questo caso il sublime che tara il metro con il quale si misurano gli uomini (ed il maiale) del film è l’essere aviatori; e, di questo essere aviatori, la definizione più pura viene data allo spettatore da un personaggio quasi insospettabile per quanto “umile”. Quasi come nel Vangelo quando Gesù dice che è al più piccolo tra tutti che la verità viene rivelata.

La definizione, è la seguente:

“Non esistono uomini più gradevoli di coloro che pilotano gli idrovolanti”: il mio nonnino lo diceva sempre. E questo perché sia il cielo che il mare, entrambi, lavano gli animi di tutti loro. Per questo i piloti di idrovolanti sono più impavidi dei marinai, e sono più fieri dei piloti di semplici aeroplani.

A dirla è Fio Piccolo, nipote del sig. Piccolo, fondatore dell’omonima ditta situata sui Navigli e meccanico di fiducia di Porco. Fio è una ragazzina con la volontà di mettersi in gioco, che accompagna Porco nel suo viaggio di ritorno da Milano per sfidare l’americano. Tutto dopo essere riuscita a guadagnarsi la fiducia del protagonista ed essersi fatta affidare il progetto di restauro dell’idrovolante rosso ponendo a Porco un’unica domanda: “Qual è il requisito per un buon pilota?” – a questa domanda il protagonista risponde con una parola: “L’ispirazione”.

Nella storia è presente anche una seconda importante figura femminile che ha accompagnato Porco durante tutta la vita: la sig.ra Gina. Cantante e proprietaria dell’Hotel Adriano, Gina è punto di riferimento per gli avventori e per tutti i piloti dell’Adriatico (oltre ad essere “porto sicuro” in modo particolare per il maiale). Una donna tanto affascinante quanto risoluta e autorevole.

Il protagonista ed il suo rivale, Porco e Curtis, sono due facce della stessa medaglia: entrambi abili, entrambi uomini di mondo e, seppur ciascuno con il suo carattere, rimangono legati a ciò che hanno di caro nella vita mentre puntano ad un obiettivo. Per Curtis, da buon yankee, la meta è la fama (da condividere con la madre in Alabama) mirando a fare carriera passando per l’esperienza di aviatore e continuando fino a diventare presidente degli USA. Porco, invece, ha il tipico tocco italiano: come quando deve rientrare tra la gente in Italia e indossa un vestito in tinta con impermeabile e cappello, anchs’essi abbinati. Pure quando deve mangiare e bere esce il tipico buon gusto italiano. Mentre, anche se alle donne parla, non è un donnaiolo come Curtis. Porco incarna l’ideale della bella vita: lavorando come cacciatore di taglie a contratto, riesce a godersi il resto del tempo a sua disposizione, pur essendo un maiale. Il tutto sempre accompagnato dal suo idrovolante e con il volo nel cuore: “Un maiale che non vola resta solo un maiale.” come dice all’amica Gina. Nonostante questi lati più sprezzanti, Porco mostra anche attenzione, premura e lealtà. Tutto mischiato ad un po’ di semplicità tipica maschile quando si tratta di cogliere i segnali del gentil sesso che vanno oltre al semplice corteggiamento.

Porco, come ideale, è come, viene da pensare, la Ferrari nel mondo delle corse: un simbolo che tutti amano. Incarnazione di tutto ciò che l’Italia può essere, pure coi suoi difetti. D’altronde, non sarà stato scelto a caso da Miyazaki il colore vermiglio dell’idrovolante di Porco.

Per quanto riguarda gli antagonisti dell’opera, questi sono in assoluto tra i cattivi più sui generis mai visti: ancora meno cattivi e fortunati della Banda Bassotti… ma, perlomeno, hanno gli idrovolanti. Eppure, nel loro essere “cattivi”, i Pirati del Cielo si danno delle regole morali, non arrecano danni agli innocenti e si trovano persino a dover rapire un’intera scolaresca di giovani nuotatrici pur di non farne sentire esclusa alcuna.

Questi tre vertici caratteriali della storia, quello femminile, quello maschile positivo e quello maschile negativo, fanno da perni per il filo della trama che li unisce. Il film, infatti, spazia vari temi:

  • Quello della passione e della dedizione per ciò che si ama e si sceglie di fare nella vita, guidati dall’ispirazione;
  • Quello dell’amore romantico, paziente e fedele negli anni;
  • Quello dell’amicizia stretta, la stessa che riprende anche dopo anni nel momento del bisogno come non ci si fosse mai separati;
  • Quello delle quotidiane difficoltà, dalle più catastrofiche, come la guerra e la dittatura, alle più “banali” relative al vivere quotidiano, come i prezzi del carburante.

Tutti i personaggi hanno una componente realistica che trascende la caratterizzazione stereotipata in stile Ghibli. Ciò li rende credibili in un mondo che racconta anche di metamorfosi magiche, potendo porgere l’attenzione anche su temi come vita e morte o interrogativi esistenziali che toccano tutti. In questo film non esiste un confine invalicabile tra il bene ed il male, non esiste una lotta all’ultimo sangue per la salvezza finale. Esistono solo le personaggi, ognuno con la propria storia vissuta o ancora da plasmare, ognuno con il proprio carattere e con la propria visione del mondo. Tutte cose che possono portare a delle divergenze, ma risolvibili in modi che trascendo guerra e violenza.

È pur vero che il film termina quasi come quelli di Bud Spencer e Terence Hill, ma chiamare “violenza” quella sarebbe quasi oltraggioso.

Nel mondo di oggi risulta difficile trovare un Porco. Forse i motociclisti, che reputano il loro legame con la moto al pari di un vincolo sacro e che assaporano la libertà attraverso l’aria che incontrano viaggiando, sono il miglior parallelismo moderno.

Complici i costi della vita di oggi ed i tempi frenetici di questa contemporaneità, colpa anche della stanchezza che ci si porta dietro dalle fatiche della vita e dall’operosità quotidiana, seguire così romanticamente la passione che ci dà ragion d’essere risulta dura. Però, anche togliendo queste impedenze, qualcuno oggi porterebbe avanti la propria passione contro la polizia segreta fascista?

Porco l’ha fatto.

CONTINUA: Volo e Romanticismo p.2


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