Durante la Guerra fredda, quando la tensione relativa allo scoppio di un olocausto nucleare era al suo massimo, i sovietici svilupparono un sistema di controllo (semi-)automatico collegato al loro arsenale atomico: il Sistema “Perimetr”.
La “Mano Morta” aveva controllo sul lancio degli armamenti strategici missilistici dell’URSS come risposta definitiva ad una qualsiasi azione nucleare nemica, in accordo con la dottrina sovietica. In particolare, qualora gli Stati uniti d’America avessero lanciato un primo colpo nucleare contro la catena di comando moscovita (azione non esclusa a priori dalla loro dottrina), Perimetr avrebbe dovuto sostituirsi ad essa rispondendo al fuoco. Questa strategia militare, denominata “fail-deadly” (“a prova di morte”), serviva come deterrente fondamentale nell’ottica della MAD (Mutua Distruzione Assicurata). La strategia a prova di morte rientra tra quelle di un secondo colpo nucleare: un colpo di “ritorsione massiccia” finalizzato unicamente alla distruzione completa del nemico, e non al conseguimento di un obiettivo bellico, dando per scontato l’annientamento di sé da parte dello stesso.
Ovviamente, affinché questo strumento di deterrenza risulti efficace, il nemico deve esserne a conoscenza. Se così non fosse, questi non sarebbe scoraggiato dall’applicare la strategia del primo colpo, col risultato indesiderato del possibile annichilimento globale.
Se uno scenario simile a quello della strategia a prova di morte non risulta nuovo, è perché almeno due produzioni cinematografiche della cultura pop l’hanno sfruttato come base per le loro trame: Dr. Stranamore del 1964 e Giochi di Guerra del 1983. Senza poi contare la saga di Terminator, dove un’IA autocosciente e ribelle viene integrata ad un sistema analogo a Perimetr, causando lo sterminio di miliardi di persone.
L’origine della Mano Morta sarebbe da ricercarsi in un programma di sviluppo per un sistema di comunicazioni d’emergenza alla fine degli anni ‘70, atto a sostituirsi al sistema principale usato in Unione Sovietica, noto come “Segnale”, qualora questo fosse stato reso inservibile. Questo perché, prima di Perimetr, sia l’URSS che gli USA basavano la propria dottrina sul principio del “lanciare al pericolo”; ma, con una frequenza di 100 errori in 18 mesi anche per il sistema di allerta statunitense, il rischio di un lancio accidentale era inaccettabile. Lo sviluppo di un sistema semi-autonomo dotato di più livelli di verifica sembrava, dunque, una soluzione ben più sicura, riducendo al tempo stesso i tempi di risposta per un secondo colpo nucleare e accentrando i singoli siti di lancio sotto un unico comando. Oltre al sistema di back-up “Tormenta” (sottosistema di Segnale), il programma avrebbe dato quindi vita ad un terzo sistema di trasmissione per la risposta nucleare.
Normalmente il sistema di valutazione e comunicazione perimetrale sarebbe rimasto dormiente, per venire azionato solo in situazioni di crisi internazionale (come potrebbe essere considerata oggi la Guerra in Ucraina o in passato la Crisi dei missili di Cuba).
Solo alcune testimonianze, così come diverse smentite, di ex-ufficiali sovietici fanno riferimento alla Mano Morta, ma unicamente come sistema semi-automatico per il trasferimento dell’autorità per il lancio di armi nucleari ad un ristretto gruppo di ufficiali al sicuro in un bunker, piuttosto che ad un’IA autonoma nelle decisioni riguardanti l’uso di armamenti nucleari. Mentre un paio di testimonianze ufficiose – come quella rilasciata nel 2011 dal comandante delle Forze Strategiche Missilistiche, Sergey Viktorovich Karakayev, in un’intervista a Komsomol’skaja Pravda – confermerebbero l’impiego di Perimetr ancora oggi e lo definirebbero un sistema completamente automatico.
Il sistema di valutazione e comunicazione perimetrale baserebbe le sue scelte su dati ambientali captati da sistemi complementari. La Mano Morta sarebbe stanziata in un bunker altamente protetto di comando e controllo, dotato di antenna LF (anch’essa interrata), situato sotto la catena degli Urali o nelle regioni vicine a Mosca.
Una volta intercettata una minaccia da radar e satelliti di allerta precoce (EW) del sistema Krokus e verificata sulla base dei dati ambientali (quali: livello di radiazioni, cali della pressione atmosferica, attività sismica ed elevata intensità luminosa), Perimetr contatterebbe lo stato maggiore. Alla mancata risposta da parte di questa fonte entro un intervallo di tempo compreso tra 15 e 60 minuti, un secondo controllo passerebbe attraverso il sistema di autorizzazione per l’uso della forza nucleare Kazbek, in capo al ministro della difesa, al capo di stato maggiore e al capo di stato. Se anche in questo caso dovesse venire meno una risposta, il sistema trasferirebbe l’autorità per il lancio di missili Perimetr ad un qualsiasi individuo del piccolo contingente di uomini presente nel sito Perimetr; mentre, qualora la componente di intelligenza artificiale fosse stata resa completamente autonoma (situazione mai avvenuta secondo il professore Mark Kramer dell’Università di Harvard), avrebbe deciso essa stessa se proseguire con le istruzioni per la strategia a prova di morte. Qualora venisse impartito il comando per il lancio, questo sarebbe trasmesso attraverso un segnale a bassa frequenza verso diversi siti missilistici in prossimità del bunker. I missili Perimetr lanciati, dotati di testate di comando, attiverebbero gli armamenti atomici durante il sorvolo dei relativi siti by-passando il sistema Kazbek.
L’analogo sistema statunitense fu l’ERCS (Sistema per le Comunicazioni d’Emergenza), attivo dalla fine degli anni ’60 fino alla dissoluzione dell’URSS. Questo avrebbe controllato l’arsenale nucleare grazie ad ordini d’attacco preregistrati inviati al SAC (Comando Aereo Strategico) da unità ERCS, ciascuna costituita da due trasmettitori UHF con autonomia di 30 minuti, lanciate al confine con lo spazio da un missile balistico.
Il Regno Unito avrebbe una soluzione ben più analogica per ovviare all’annientamento del governo: le “lettere di ultima istanza”, scritte e firmate direttamente dal primo ministro a sua discrezione (e sostituite alla nomina di un nuovo capo del governo). Queste sarebbero presenti su tutti i battelli britannici della categoria SSBN, custodite sotto chiave, e potrebbero contenere diverse istruzioni, dall’ordine di rappresaglia immediata al non intervento anche in caso di distruzione totale.
La dottrina strategica sovietica, ereditata dalla Russia – la quale ha subito un’ultima modifica, applicata dal presidente della Federazione russa, Vladimir Vladimirovič Putin, a fine 2024 -, contempla (senza entrare in contraddizione) una soluzione come quella Mano Morta.
Data la rivalità tra URSS e USA sotto ogni aspetto della vita umana, la prima, alla ricerca di una superiorità morale, asseriva di adottare il principio della “rinuncia al primo colpo”. Questo si sposava alla perfezione con la strategia a prova di morte e con un altro principio caro a Mosca: qualora l’Unione Sovietica (oggi Federazione Russia) fosse stata soggetta ad una minaccia di carattere esistenziale, anche il nemico avrebbe dovuto subire la stessa sorte. Secondo una “fredda” e calcolatrice visione dell’esistenza umana e non essendo in disaccordo con i diritti dell’uomo alla vita e alla sicurezza (se intesi non al singolo, ma ad una nazione), questo principio fondante della dottrina sovietico-russa per l’uso dell’armamento atomico è pienamente condivisibile dato che: nessuno può arrogarsi il diritto di privare della vita un altro essere umano; e chiunque ha diritto a difendersi per preservare la propria esistenza.
Il giudizio sulla legittimità o sulla pericolosità intrinseca di simili politiche lascia, però, il tempo che trova. La sola esistenza di simili armi è una minaccia all’esistenza umana, eppure la loro abolizione completa è impossibile proprio perché esistono. Se anche tutte le nazioni rinunciassero ai loro arsenali atomici, nulla vieterebbe a stati canaglia o simili attori internazionali di svilupparle: come per l’esistenza delle forze armate e delle armi in generale, la diplomazia è possibile solo con l’equilibrio tra le forze. Ecco, allora, che un sistema come Perimetr, se aggiornato, garantisce questo equilibrio anche a fronte dei nuovi sviluppi tecnologici in ambito bellico.



