I Carrier Strike Group (CSG) della United States Navy sono l’espressione plastica della massima proiezione di potere militare statunitense sull’intero globo. Il nucleo di un CSG è una “super-portaerei” a propulsione nucleare (dall’inglese “Carrier Volplane Nuclear”, o CVN), circondata da unità di scorta atte a garantirne la sopravvivenza in qualsiasi teatro. È uno strumento militare studiato per operare simultaneamente in domini differenti: aereo, navale, subacqueo e cibernetico.
Gli USA contano 11 super-portaerei a propulsione nucleare in servizio, appartenenti alla classe Nimitz – designazione scafo da CVN-68 a 70 per la sottoclasse Nimitz; designazione da CVN-71 a 75 per la sottoclasse Theodore Roosevelt; designazione CVN-76 e 77 per la sottoclasse Ronald Reagan – e alla nuovissima classe Gerald R. Ford – delle quali è attiva solo la CVN-78, mentre la 79 è in fase di collaudo marittimo e CVN-80 e 81 sono in costruzione. In tempo di crisi, la US Navy può concentrare più CSG in un medesimo teatro, segnalando in modo inequivocabile l’interesse strategico statunitense in una determinata regione.
Alla base del concetto dei CSG vi è una semplice considerazione strategica: nessuna piattaforma è autosufficiente. La super-portaerei fornisce la capacità di proiezione aerea, ma la sua efficacia dipende dall’integrazione con un ecosistema di assetti complementari. Lo stormo aereo imbarcato (dall’inglese “Carrier Air Wing”, o CVW), costituito da una settantina/ottantina di velivoli, consente attacchi di precisione, superiorità aerea, guerra elettronica e allerta precoce. Ad oggi, un CVW è centrato su:
- velivoli ad ala fissa: McDonnell Douglas/Boeing F/A-18C/E/F, Boeing E/A-18G, Lockheed Martin F-35C, Northrop Grumman E-2C/D e Grumman C-2A;
- velivoli ad ala rotante Sikorsky MH-60R/S;
- convertiplani Bell Boeing CMV-22B.
Attorno alla super-portaerei opera un gruppo nutrito di battelli. Solitamente, quattro o cinque tra cacciatorpedinieri lanciamissili classe Arleigh Burke ed incrociatori lanciamissili classe Ticonderoga – anche equipaggiati con il sistema di combattimento Aegis –, primariamente dediti alla difesa aerea e missilistica, al combattimento antisottomarino e ad attacchi a lungo raggio con missili da crociera BGM-109 Tomahawk. In aggiunta, navi da combattimento litorale (dall’inglese “Littoral Combat Ship”, o LCS), classe Freedom e classe Independence, possono aggiungersi per incrementare le capacità antisom, di combattimento in superficie e di trasporto per velivoli leggeri. Queste sono accompagnate da sottomarini d’attacco a propulsione nucleare (dall’inglese “Submersible Ship Nuclear”, o SSN) classe Virginia, che forniscono deterrenza “invisibile” e capacità subacquee. Questa mescolanza di capacità garantisce, oltre a quelle di offesa e difesa multi-dominio, una gestione del teatro bellico C4-ISR.
La presenza globale di queste risorse è resa possibile da una logica organizzativa che sottostà alla “regola dei terzi”. Questa regola prevede che la disponibilità di una risorsa navale sia suddivisa in tre turni: un terzo delle unità è dispiegato e pronto al combattimento; un terzo è in secca; mentre l’ultimo terzo è impegnato in addestramento per prepararsi al successivo dispiegamento. Questo principio, formalizzato nel Fleet Response Plan, e successivamente evoluto nell’Optimized Fleet Response Plan (OFRP), mira a garantire la rotazione, il mantenimento, la modernizzazione e l’eventuale incremento della forza navale nei mari. Oltre a ciò, gli obiettivi sono di: aumentare la prontezza nella risposta delle flotte; massimizzare la proiezione globale; garantire la stabilità e la prevedibilità delle rotazioni; e ridurre i costi. L’OFRP, dalla durata di 36 mesi, si articola in 5 fasi: manutenzione/ammodernamento e collaudi in mare (M); addestramento base per l’ottenimento delle relative certificazioni (B); addestramento avanzato per la validazione dell’interoperabilità con le altre imbarcazioni (A); integrazione nei CSG per la validazione finale (I); schieramento del CSG per un massimo di 8 mesi (S). La fase M può essere condotta in soli quattro cantieri navali e necessita da 5 a 15 mila persone per CVN. Questa fase, seppur pensata per durare generalmente sei o sette mesi, può richiedere fino ad un anno. Inoltre, per il “Refueling and Complex Overhaul” (RCOH), che avviene ogni 20-25 anni (a metà del ciclo vitale delle CVN), le super-portaerei possono appoggiarsi solo al cantiere di Newport News, Virginia. Queste operazioni, necessitano da quattro a cinque anni per essere completate. L’OFRP è, dunque, un equilibrio dinamico sottoposto a tensioni: crisi improvvise, ritardi nella logistica e la costante diminuzione del personale in servizio attivo sono le principali variabili capaci di alterarne la proporzione, oltre ai recenti ritardi eccezionali accumulati con la pandemia.
I CSG si collocano nel quadro più ampio delle flotte numerate della US Navy. La US 2nd Fleet, ha responsabilità sull’Atlantico settentrionale e sulle acque prossime al continente nordamericano, primariamente in funzione anti-Russia. La US 3rd Fleet e la US 7th Fleet operano nel teatro indo-pacifico: la prima con competenza dalla costa occidentale degli States; la seconda, con quartier generale in Giappone, ha responsabilità sulle aree più sensibili dell’Asia-Pacifico, per sorvegliare Cina e Corea del Nord. La US 5th Fleet presidia il Golfo Persico e l’Oceano Indiano occidentale; mentre la US 6th Fleet opera nel Mediterraneo e in parte dell’Atlantico orientale. A queste si aggiunge la US 4th Fleet, competente per il Sud America ed i Caraibi.
Ciascuna di queste flotte può avere sotto il proprio controllo uno o più CSG, a seconda delle esigenze operative e delle rotazioni in corso. Pur non esistendo un’associazione permanente, alcune CVN e relativi CSG sono tradizionalmente legati a determinati porti e, quindi, gravitano più frequentemente in specifiche aree di responsabilità.
La proiezione della forza statunitense tramite CSG è il risultato di una costruzione dottrinale stratificata, sviluppatasi lungo tutto il Novecento e ridefinita dopo la fine della Guerra fredda. Essa si fonda su un presupposto chiave: la sicurezza degli Stati Uniti necessita della stabilità di spazi geopolitici ritenuti vitali per l’equilibrio globale. In questa prospettiva, il controllo delle linee di comunicazione marittime, la presenza avanzata in teatri sensibili e la capacità di intervenire rapidamente in aree lontane diventano elementi costitutivi fondamentali per l’interesse nazionale.
I CGS risultano una risposta flessibile dispiegabile in acque internazionali senza necessità di consenso territoriale. Questa capacità di intervento rapido si integra con una rete globale di basi militari che costituisce l’infrastruttura fisica della proiezione di forza. Gli USA mantengono installazioni permanenti o accessi privilegiati in Europa, Medio Oriente, Asia-Pacifico e, in misura minore, Africa e America Latina. In Europa, snodi come la Naval Air Station Sigonella, Italia, o la Naval Station Rota, Spagna, garantiscono accesso al Mediterraneo e supporto logistico alle operazioni della Sesta Flotta. Nel Golfo Persico, la Naval Support Activity Bahrain ospita il quartier generale della Quinta Flotta. In Asia, il cantiere navale della Naval Ship Repair Facility Yokosuka, Giappone, rappresenta un unicum. Questo è l’unico cantiere navale “extra-States” capace di manutenere le imbarcazioni a propulsione nucleare statunitensi.
La logica alla base della proiezione di forza globale è che la sicurezza statunitense si gioca in anticipo, lontano dai propri confini. Trova radici nella Dottrina Monroe del 1823, con cui Washington rivendicava la sovranità territoriale sull’America del Nord, e si evolve nel Corollario Roosevelt che giustificava interventi diretti in America Latina, per prevenire ingerenze europee nel “Giardino di casa” statunitense. Nel secondo dopoguerra, la Dottrina Truman del 1947 ampliò ulteriormente il concetto, legittimando l’impegno globale contro l’espansione comunista per garantire la stabilità dell’ordine internazionale liberale. In questo contesto si inseriscono le Freedom of Navigation Operation, con cui la US Navy contesta rivendicazioni marittime ritenute eccessive, come nel Mar Cinese Meridionale. La proiezione della forza, quindi, non si limita alla capacità di colpire, ma si manifesta come presidio continuo di un ordine strategico che Washington ritiene funzionale ai propri interessi.
La combinazione tra basi avanzate e CSG crea un sistema ibrido: le basi offrono capacità logistica e radicamento territoriale mondiale capillare; le portaerei, e relativo seguito, assicurano flessibilità e autonomia operativa. Nel nuovo millennio, la competizione con Cina e Russia ha ulteriormente rafforzato questa impostazione. La strategia statunitense considera la capacità di intervenire rapidamente in difesa di alleati (visti come “trampolini bellici”) come elemento dissuasivo fondamentale. Dunque, la presenza di un CSG nel Mediterraneo orientale o nello Stretto di Taiwan risulta una dichiarazione di impegno politico da parte degli USA.
All’inizio del Novecento, la US Navy era ancora strutturata attorno alla corazzata, erede della dottrina di Mahan per il controllo delle linee marittime attraverso il confronto frontale tra flotte da battaglia. Le prime portaerei statunitensi nacquero da conversioni di scafi esistenti, come la USS Langley; ma, già negli anni Trenta, la US Navy investì in unità progettate per l’impiego aeronavale. I primi Carrier Vessel Battle Group (CVBG), costituiti attorno a portaerei come la USS Enterprise (CV-6), vennero impiegati durante la Seconda guerra mondiale, nel teatro dell’Oceano Pacifico, contro l’Impero giapponese. In quel periodo, i CVBG erano costituiti da molte più unità rispetto a quelle odierne, anche perché gli scontri avvenivano tra i CVBG statunitensi e quelli nipponici, come durante la Battaglia del Mare dei Coralli e quella delle Midway. Dopo la guerra, essendo la superficie terrestre ricoperta d’acqua per il 70%, lo sviluppo delle portaerei statunitensi continuò.
Il passaggio all’era nucleare – col varo della USS Enterprise (CVN-65) nel 1960 –, durante la Guerra Fredda, consolidò ulteriormente il ruolo della portaerei come strumento di deterrenza globale: l’indipendenza da basi in territori esteri data dal nucleare offriva agli Stati Uniti un margine di autonomia strategica senza precedenti. In caso di conflitto via terra contro il Patto di Varsavia, i CVBG avrebbero protetto le rotte dei rifornimenti tra USA ed Europa occidentale nell’Atlantico (per impedire il ripetersi di ciò che accadde nella Seconda guerra mondiale con gli U-Boot nazisti). L’URSS, allo scopo di interrompere queste rotte, investì invece nella produzione di sottomarini d’attacco atti alla distruzione delle portaerei. Per questo, la capacità antisom dei CVBG fu la più sviluppata. Data anche la quasi assenza di portaerei in servizio alle flotte sovietiche, scontri tra CVBG, come quelli della Seconda guerra mondiale, non si sarebbero verificati e il numero delle unità dei CVBG venne ridotto per equilibrare i costi.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la US Navy modificò i suoi assetti e l’acronimo CSG sostituì quello di CVBG. Dagli anni ’90, infatti, la dottrina militare statunitense ha prediletto la “precisione estrema” (dall’inglese “precision-strike”) – politica fortemente sostenuta dall’amministrazione Clinton–, tentando di minimizzare le perdite umane, massimizzando l’efficienza e favorendo l’industria bellica grazie alla produzione di munizionamento e sistemi d’arma sofisticati.
La classe Nimitz, entrata in servizio a partire dagli anni Settanta, rappresenta il paradigma della super-portaerei moderna: oltre 100.000ton di dislocamento, indipendenza da carburante convenzionale per il sostentamento della nave, capacità di imbarcare uno stormo aereo completo ed autonomo nelle sue missioni. Le navi di questa classe imbarcano quasi 5.500 persone, divise tra membri dell’equipaggio, aviatori e avieri. L’evoluzione più recente è incarnata dalla classe Gerald R. Ford, concepita per integrare tecnologie di nuova generazione. Tra questi, figurano il sistema di lancio elettromagnetico EMALS ed una produzione energetica superiore (pensata anche nella prospettiva di alimentare armi ad energia diretta).
Nonostante l’impressionante capacità offensiva dei CGS – come dimostrato anche durante la Prima guerra del Golfo –, quella difensiva risulta discutibile. Emblematico è stato il caso del virtuale affondamento di una super-portaerei durante un’esercitazione congiunta in prossimità delle coste californiane. Nel 2005, un sottomarino svedese, classe Gotland (dal costo contenuto di circa 100 milioni di USD), riuscì a penetrare l’intero CVBG di scorta alla CVN-76 Ronald Reagan, simulare il lancio di diversi siluri e dileguarsi senza mai essere scoperto. Più recentemente, la nomea dei CSG è stata ridimensionata dal gruppo armato yemenita degli Houthi e dalle Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran.
Durante la Crisi del Mar Rosso, con la minaccia di colpire le imbarcazioni di passaggio attraverso lo Stretto di Bāb el-Mandeb – collegamento tra il Mar Rosso ed il Mar Arabico, e attraverso il quale naviga annualmente il 12% del traffico marittimo mondiale, il 30% dei container e il 20% del gas naturale e del petrolio trasportati via mare –, gli Houthi hanno lanciato diversi attacchi con droni, munizioni circuitanti e missili ai CSG presenti in quelle acque.
Durante l’Operazione Prosperity Guardian, durata da dicembre 2023 a Maggio 2025, gli USA hanno perso tre aeromobili, quasi quattro, e sono stati costretti al riposizionamento della CVN-75 Truman. All’inizio del 2024, l’incrociatore Gettysburg del CSG Truman ha dovuto usare un Vulcan Phalanx – sistema di difesa a corto raggio e ultima linea di difesa della nave – per abbattere un missile da crociera degli Houthi. A seguito di questo avvenimento, la Truman è ripiegata nel Nord del Mar Nero. Il 22 dicembre dello stesso anno, un F/A-18F del CVW-1, imbarcato sulla Truman, venne abbattuto da fuoco amico proveniente dalla Gettysburg. Fortunatamente, pilota e operatore dei sistemi di bordo vennero tratti in salvo nelle acque del Mar Rosso. In una dichiarazione, la US Navy ha aggiunto che la mancanza di un backup per l’identificazione friend-or-foe (IFF) e la mancanza di coordinazione tra le unità hanno contribuito all’errata identificazione. Ciò ha portato all’abbattimento del caccia, al mancato abbattimento di un secondo e all’aggancio, da parte dei sistemi di difesa aerea, di un terzo F-18. Il 28 aprile 2025 – dopo che la Truman subì cinque giorni di riparazioni minori alla Baia di Suda, Creta, per aver urtano accidentalmente una portarinfuse nell’avvicinamento al Canale di Suez – la super-portaerei, durante una virata stretta, ha perso in mare un F/A-18E ed un trattore per traini di bordo (che stava movimentando l’aereo nell’hangar). Solo otto giorni dopo, la Truman ha visto cadere in mare un altro F/A-18F dopo un appontaggio notturno fallito. Un capitano congedato della US Navy, Carl Schuster, ha affermato alla CNN che le super-portaerei spesso ricorrono a manovre evasive a ‘zig-zag’: “Tipicamente si alternano virate da 30-40°. Ognuna richiede circa 30s per essere completata, ma il rollio della nave è fin da subito repentino. La nave rolla di 10-15°, disturbando il puntamento [dei sistemi d’arma, ndr], specialmente se la nave viaggia alla massima velocità”. Le manovre navali ed aeronautiche che hanno portato alla perdita di questi mezzi sarebbero dovute, direttamente o indirettamente, ad attacchi al CSG Truman da parte degli Houthi.
Gli iraniani, invece, da anni spiavano le imbarcazioni militari statunitensi che navigano nelle acque vicine alla loro nazione, come le CVN; e, se prima del 2026 sui social queste azioni venivano derise – dato che i droni impiegati volavano vistosamente vicini alle imbarcazioni, tanto da essere ripresi a loro volta dagli equipaggi dei velivoli statunitensi in volo attorno alle portaerei –, le informazioni ricavate sembrano aver dato i loro risultati. Gli iraniani, infatti, riescono a respingere le forze nemiche ad una frazione dei costi statunitensi. Oltre al danno economico, poi, anche la beffa: indubbiamente gli iraniani avranno passato informazioni agli Houthi per effettuare i loro attacchi. Queste informazioni sono valse agli Stati Uniti le pessime figure discusse precedentemente, le quali minano la credibilità internazionale della difesa multi-livello dei CSG rispetto alla strategia offensiva di stampo iraniana.
Per l’Operazione Epic Fury (“Ruggito del Leone”, per gli israeliani), la US Navy sta impiegando due CSG: quello della CVN-72 Lincoln, nel Golfo di Oman; e quello della CVN-78 Ford, nel Mar rosso. Contrariamente a ciò che avvenne con l’Operazione Desert Storm (paragonabile come impiego dei CSG), la deposizione della Guida Suprema non impedirà alle Forze armate iraniane di continuare con le loro attività. Sommando a ciò che l’Iran:
- conta 88 milioni di abitanti (il doppio di quelli dell’Afghanistan);
- ha una superficie 3,7 volte quella dell’Iraq e 2,5 volte quella dell’Afghanistan;
- presenta un altopiano circondato da catene montuose, mentre l’Iraq è un’enorme pianura desertica, l’Afghanistan è prevalentemente montuoso con temperature rigide in quota;
- ha avuto quasi mezzo secolo (dalla rivoluzione khomeinista del 1979) per prepararsi ad un conflitto con l’Occidente;
- ha ereditato le capacità belliche che la monarchia aveva acquisito dagli Stati Uniti;
- ha il sostegno della Federazione russa e della Repubblica Popolare Cinese;
- ha costruito le “Città dei missili” (come Khorramabad, Tabriz e Hormozgan) utili ad eseguire attacchi, prima di ripararsi sotto decine di metri di terra.
Una guerra rapida come in Iraq nel 1990-‘91 è impossibile, mentre una guerra di logoramento sarebbe deleteria solo per gli Stati Uniti stessi. States che già pagano uno scotto pari a 3,7 miliardi di USD (perdite e danni alle infrastrutture inclusi) per le prime 100 ore di conflitto. Considerando che il solo munizionamento valeva 3,1 miliardi e che i danni impattano per 359 milioni, i dispendiosi CSG risultano una buona fetta dei costi. In particolare, i CVW hanno pesato per 22 milioni: un terzo dei costi imputati alla totalità delle operazioni navali.
Se a tutto quello detto in precedenza, si aggiunge che:
- tutta la classe Nimitz ha un costo complessivo stimato di 32 miliardi di USD per l’intero ciclo vitale di cinquant’anni;
- i sette battelli classe Ticonderoga ammodernati sono costati 1,5 miliardi di USD;
- le navi classe Arleigh Burke hanno un valore 2,5 miliardi di USD;
- un “jet”, come F-18, costa in media 70 milioni di USD;
- gli intercettori “Standard Missile”, impiegati dai Sistemi Aegis, hanno un costo variabile tra 1 e 4 milioni di USD (e ne vengono richiesti almeno due ad intercettazione);
- le munizioni circuitanti iraniane, come HESA Shahed 136, hanno costi nell’ordine delle decine di migliaia di USD;
- i missili antinave iraniani, come IAIO Ra’ad, spesso basati sulle controparti cinesi, hanno costi massimi di 2 milioni di USD.
L’Iran ha mostrato come le moderne forze armate delle potenze militari siano ancora impreparate ad affrontare guerre asimmetriche – dove l’obiettivo non è la distruzione delle forze nemiche, ma lo sono resistenza e confusione –, nonostante le prove già sostenute dagli USA (Vietnam 1955-’75 e Afghanistan 2001-’21).
Si rideva quando nell’aprile del 2022 gli ucraini affondarono l’ammiraglia russa della Flotta del Mar Nero, l’incrociatore Moskva, grazie a due missili da crociera antinave R-360 Neptune (basato sul sovietico Zvezda Kh-35) – progettati per affondare navi con dislocamento simile a quello della classe Alrleigh Burke e del Moskva –, provocando un incendio che probabilmente raggiunse la santabarbara. La Moskva, nonostante un importante ammodernamento subito nella seconda metà degli anni Novanta, era una nave in servizio dal 1983 (8 anni prima della USS Alrleigh Burke) e appartenente alla classe Slava (notoriamente improntata sull’offesa). Inoltre, gli ucraini potevano basarsi sui dati d’intelligence forniti dagli statunitensi per colpire l’imbarcazione in prossimità dell’Isola dei Serpenti, a Sud di Odessa. Oggi, invece, ci sarebbe da piangere pensando al fatto che un gruppo armato a “basso costo” e scarsamente addestrato riesce a far riposizionare una super-portaerei dello Zio Sam.



